la vicenda Banca del Mezzogiorno / Mediocredito Centrale

di Roberto Grossi – Di recente ha avuto particolare lustro nei titoli e negli articoli di economia delle principali testate giornalistiche italiane, la cessione dal Gruppo Poste Italiane a quello Invitalia, della BdM/Mcc.

Questo è l’ennesimo processo di natura politica, che debbono subire i Colleghi del Mediocredito Centrale.

Vale la pena di ricordare infatti come questa banca fu fondata come Ente di Diritto Pubblico (statale) nel 1952, istituito dalla Legge 949/52 emanata dal Governo De Gasperi VI, denominato Istituto Centrale di Credito a Medio Termine alle Medie e Piccole Imprese diventando poi Istituto Centrale per il Credito a Medio Termine nel 1962 e infine Mediocredito centrale. Diretto da Guido Carli fino al 1956, il suo compito iniziale fu il finanziamento a tasso agevolato degli istituti regionali di mediocredito e degli altri istituti di credito a medio lungo termine designati dal Tesoro, per operazioni di credito a favore delle medie e piccole imprese industriali e commerciali. Nel 1993 la prima trasformazione in S.p.a. pur rimanendo di proprietà statale. Si deve arrivare al 1999 per registrare il primo vero “distacco” dal settore pubblico di alcune centinaia di Colleghi che, come da decreto del Ministero del Commercio Estero, subirono una cessione di contratto che consentì la Fondazione della Simest, poi confluita nel gruppo Sace.

La privatizzazione definitiva avvenne a fine dello stesso ’99, con la cessione del pacchetto azionario (e degli immobili) dal Ministero del Tesoro a Banca di Roma. All’interno del perimetro Banca di Roma, una prima fusione interna, avvenuta con il Mediocredito di Roma che, di fatto, era un duplicato interno del più grande Mediocredito Centrale. Le varie vicissitudini del Gruppo romano (già oggetto di innumerevoli fusioni al proprio interno) portarono alla nascita di Capitalia; sotto questo nuovo simbolo, l’acquisizione dei rami Leasing e di quello Factoring che andarono ad arricchire l’ampio raggio di azione e di attività effettuate dalla banca, in aggiunta alla gestione degli aiuti di stato (Finanza, Tesoreria, Project Finance, Corporate, etc). Nel 2008 poi il lungo processo che portò alla fusione di Capitalia in Unicredit, con la nuova denominazione in Unicredit Mediocredito Centrale; il Gruppo milanese iniziò un lento quanto progressivo depauperamento della banca, con la cessione dei rami Leasing e Factoring e la dismissione od assorbimento di corpose fette di attività e di personale correlato. Nel 2009, svuotato di quanto più interessava al Gruppo Unicredit, Mediocredito Centrale subì l’ennesimo processo che portò all’istituzione, sotto il Governo Berlusconi, diretta dal Ministro Tremonti con apposita legge istitutiva n.191, della Banca del Mezzogiorno / Mediocredito Centrale, che aveva come obiettivo di finanziare progetti di investimento nel Mezzogiorno, di erogare credito alle piccole e medie imprese, di favorire la nascita di nuove imprese e l’imprenditorialità giovanile e femminile, nonché promuovere l’aumento dimensionale e l’internazionalizzazione di tali imprese, di finanziare attività di ricerca e innovazione: il tutto come detto, nelle regioni del Sud Italia. Si prevede la possibilità che il capitale della banca sia aperto anche a banche popolari e banche cooperative. Dopo un imbarazzante periodo di avvio e di stallo, la banca viene ceduta da Unicredit al Gruppo Poste Italiane nel 2011 per 136 mln di euro; di lì a poco, dopo alcuni cambi nei Vertici aziendali, l’entrata in campo del Dott. Piero D’Anzi e l’abbandono della sede storica della banca, situata in 12 palazzine nel circondario di Via Piemonte, e la sua confluenza nell’attuale sede del laghetto dell’Eur, di fronte al palazzo Eni, in Viale America. Il rilancio delle attività della nuova BdM/MCC porta il gruppo proprietario a dover varare una ricapitalizzazione di 230 mln nello scorso 2014. Nel frattempo però, a latere delle elezioni dell’attuale legislatura e di tutti i numerosi rimpasti che l’hanno caratterizzata hanno portato nuovi vertici anche in PP.II., ed il nuovo AD Caio non ha mai considerato strategica e strutturale la presenza di BdM/Mcc all’interno del Gruppo Poste. Gli eventi si sono susseguiti soprattutto su base politica ma anche personale dei massimi livelli, con la conseguenza dell’allontanamento del vecchio AD nell’aprile 2015, nonostante prestigiosi risultati di bilancio conseguiti dalla banca nell’ultimo biennio. Da allora, dopo un’iniziale due diligence, seguita poi da contatti continui e costanti fra i Vertici, si è arrivati lentamente quanto inesorabilmente alla Cessione da Poste ad Invitalia che abbiamo letto in questi ultimi periodi. Vale la pena di segnalare infatti come non sia passata inosservata l’atipica accelerazione subita da questo processo durato quasi 2 anni, con le difficoltà susseguitesi al declino del Governo Renzi dopo il Referendum con il risultato negativo della Riforma Costituzionale e le sue dimissioni da Presidente del Consiglio. Che il vecchio progetto dovesse essere varato in fretta si potè intuire immediatamente fin dalla Costituzione del Governo Gentiloni e l’instaurazione del Ministero del Sud con De Vincenti a capo e, come detto, la definitiva cessione della banca da Poste ad Invitalia, quasi a voler rapidamente realizzare un qualcosa che altrimenti poteva finire a rischio, a causa dei rischi derivanti dal Referendum, che hanno minato la maggioranza stessa con tutti i guai correlati al Partito Democratico ed alla sua imminente scissione interna, e che sicuramente porteranno ad incidere sulla durata della Legislatura, comunque già in scadenza naturale nel 2018 p.v.

E proprio da questa serie di considerazioni, traggono spunto le forti perplessità dei Lavoratori di BdM/MCC; è del tutto evidente infatti come nei decenni passati gli stessi siano stati costretti ad assistere a continui cambi di vertici e di poltrone, assai poco correlati a mission istitutive ed a Piani Strategici, il cui studio veniva anche affidato a ditte esterne di consulenza.

Troppo spesso infatti la banca ha cambiato pelle, attività e Top Management, inseguendo un percorso che di realmente strutturato ha mantenuto solo la gestione di alcuni fondi pubblici, di cui l’attuale Fondo di Garanzia costituisce la parte sicuramente più appetibile. La dismissione dal Gruppo Poste e la confluenza in quello Invitalia e quindi, di fatto, il ritorno ad una proprietà di Stato, avrà davvero obiettivi diretti allo sviluppo del Meridione, o rappresenta l’ennesimo alternarsi di Illustri personaggi nei Vertici aziendali, che hanno visto sempre cognomi illustri sedere sulle poltrone di maggior rilievo?

Il Piano Industriale sarà varato e, stavolta almeno, duraturo nel tempo oppure basteranno le nuove elezioni a cambiare il nuovo percorso dell’Azienda? In Invitalia confluisce e rimane l’intero pacchetto di attività e di persone, oppure si deve temere un nuovo “spacchettamento” dei pezzi pregiati, già subito da Unicredit?

I Lavoratori hanno diritto ad avere sicurezze: occupazionali, motivazionali, professionali ma anche personali.

Da sempre hanno dimostrato grandi capacità di adeguamento alle situazioni ed alle attività che, tempo per tempo, si sono susseguite nella Banca, ma riteniamo sia anche giunto il momento in cui le logiche della partitocrazia e della politica abbiano fine. Va garantita ai Dipendenti una giusta collocazione di attività finalizzate ad un progetto preciso, ed al Mezzogiorno stesso di fruire di un servizio sempre promesso e mai, di fatto, totalmente avviato dallo Stato.

Gli avvenimenti futuri daranno risposte a questi interrogativi sui quali è dovere del Sindacato vigilare e rendere pubblico, proprio in virtù della totale assenza di notizie a riguardo, l’arcano disegno che ha portato ad una cessione per molti versi inspiegabile che il Gruppo Poste ha fatto di una delle controllate che presentava, all’interno del perimetro come dell’interno panorama bancario, un bilancio con utili di grande rilievo rispetto all’andamento complessivo del settore e del Paese.

Sicuramente la UIL si sta impegnando in tal senso, a tutela dei propri Lavoratori e dei propri Valori ed ideali.

 

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